BOLLETTA DELLA LUCE E GAS TROPPO ALTA?

«Ancora un minuto e arrivo»: cosa succede davvero nella testa di chi non riesce a staccarsi dallo schermo

Una frase detta mille volte. A una moglie che chiama dall’altra stanza, a un figlio che aspetta a cena. «Ancora un minuto e arrivo.» Poi passano un’ora, una notte intera. Non è pigrizia, non è mancanza di volontà. È qualcosa che succede nel cervello, più forte di ogni buona intenzione.

Il gioco d’azzardo funziona su un meccanismo semplice e spietato: la vincita non arriva mai con regolarità, ma a intervalli imprevedibili. È l’attesa incerta a creare dipendenza, non il risultato. Per questo “ancora un minuto” non è mai davvero l’ultimo: la mente sta ancora aspettando quel segnale, e non riesce a fermarsi.

Chi gioca, il più delle volte, lo sa già: sa che il conto è in rosso, sa di aver promesso di smettere, sa che chi ama sta soffrendo. Ma davanti allo schermo la consapevolezza non basta. Non è una questione di carattere: è un’alterazione dei circuiti della decisione, e chiedere aiuto non è una debolezza, è il primo passo razionale.

Per chi sta vicino, capire questo cambia tutto. Non servono ultimatum né discorsi giusti al momento giusto. Serve un percorso, spesso condiviso con chi vive la stessa situazione. Non è una battaglia da vincere da soli — né per chi gioca, né per chi resta ad aspettare.

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Per informazioni è possibile contattare il numero 06 4510914 oppure scrivere a ascolto@euroconsumatori.eu.

IL GIOCO NON DEVE COSTARTI LA LIBERTÀ.

Progetto realizzato da A.E.C.I. APS Lazio – Regione Lazio (DGR n.588/2024), soggetto promotore e finanziatore – ASP Asilo Savoia, soggetto attuatore

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